Una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e
avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.
"Attraverso questo film spero di fornire una migliore rappresentazione delle relazioni d'amore tra persone dello stesso sesso. Si tratta di mostrare che due uomini o due donne possono amarsi anche se i loro amori sembrano diversi se non impossibili. Il film è rivolto ad un pubblico infantile per lottare contro l'omofobia che spesso emerge durante l'adolescenza e al di là della questione dell'omosessualità questo film è una lotta contro le discriminazioni per imparare il rispetto dell'altro e della sua differenza. Partire dall'universo poetico de Le baiser de la lune per far riflettere gli allievi sulle differenti relazioni d'amore. (...) Questo dvd e il suo libretto sono diretti agli insegnanti per stimolare un dibattito con i loro studenti sui rapporti d'amore dopo la visione del film anche con esercizi e stimoli ludici sugli stereotipi relativi alle relazioni tra persone dello stesso sesso. (...) La cosa più interessante è che i bambini non si concentrano sul concetto di sessualità. Parlano di amore, di libertà e sono contenti che i piccoli pesci possano scegliere."
Alzi la mano chi, tra gli
Psi-qualcosa, alla domanda "che accidenti è un oggetto
transizionale?" non ha risposto almeno una volta tirando
in ballo la coperta di Linus. "Per i tessitori di tappeti e di stoffe di tutto il mondo, la sfida del nodo sta nelle regole della sua inesauribile varietà. I nodi possono variare ma devono essere fatti con criterio. Un nodo informe è un garbuglio. (...)
La cosa interessante dei nodi è la loro complessità formale.
Anche il più semplice nodo, il trifoglio, con i suoi tre lobi grosso modo simmetrici, possiede sia una sua bellezza matematica che una bellezza artistica.
Un unico laccio d’amore legava me e Louise. La corda che passava intorno ai nostri corpi non faceva brusche involuzioni né giravolte sinistre. I nostri polsi non erano legati e non c’era cappio intorno ai nostri colli. (…)
Tra il Tre e il Quattrocento, in Italia uno dei passatempi preferiti consisteva nel legare due lottatori con una corda robusta e farli battere fino alla morte. E spesso finiva con la morte, perché il perdente non poteva ritirarsi e il vincitore difficilmente lo risparmiava. Questi prendeva poi la corda e ci faceva un nodo. Bastava che andasse per le strade facendola oscillare per estorcere denaro ai passanti spaventati.
Non voglio essere il tuo passatempo né che tu sia il mio. Non voglio prenderti a pugni solo per il gusto di farlo, ingarbugliando le semplici funi che ci legano, mettendoti in ginocchio per poi sollevarti di nuovo. Lo specchio evidente di una vita governata dal caos. Voglio che il cerchio intorno ai nostri cuori sia una guida e non una minaccia. Non voglio tenerti più stretta di quanto tu possa sopportare. Né voglio che le funi si allentino, che il filo ceda da un lato, che ci sia corda a sufficienza per impiccarci.