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domenica 10 marzo 2013

Quasi un battesimo

"All'inizio ci siamo toccati come se fossimo degli estranei. Poi ci siamo toccati come ci hanno insegnato a farlo. Solo alla fine abbiamo osato toccarci come facciamo noi due"
                                                     David Grossman,  Che tu sia per me il coltello 
Lorenzo Mattotti

Mi piace molto associare immagini e parole che mi hanno in qualche modo lasciato una traccia. 
È come se da questo lavoro di accostamento scaturisse ogni volta un'amplificazione di senso. 
Dopo mi è più chiaro perché proprio quelle parole e proprio quell'immagine (dipinto, foto, illustrazione o installazione che sia) siano riuscite a resistere al filtro severo della memoria.
Oggi è la volta di questo collage fatto di tratti e colori di Lorenzo Mattotti insieme a parole di David Grossman.
Non so bene come e quando si siano incrociati tra loro nella mia mente e forse non importa, basta sapere che la bellezza ci serve quando è capace di tagliarci come pane con un coltello, non per ferire ma per spezzare e poi nutrire l'anima della sua fragranza.
Mi basta questo per credere che questo incrocio mi servisse.

Ci sono relazioni dentro le quali sentiamo di apprendere moltissimo, ma probabilmente gli amori più grandi sono quelli  dentro ai quali soprattutto disimpariamo come in acqua disapprendiamo il tono controllato dei muscoli per imparare il sostegno dell'acqua, la leggerezza del peso corporeo e i movimenti altri del nuoto.

Ci sono amori forti come la morte e per questo vitali come un battesimo quotidiano.

Se volete, mi farebbe piacere che mi scriveste quello che vi suggerisce questo accostamento.





domenica 30 dicembre 2012

Haiku - la bellezza in tre versi... e un'idea-regalo.

Terra ghiacciata
lungo sonno del ghiro
io ti aspetto

Tina Caramanico

Se qualcuno di voi è per caso in mostruoso ritardo con i regali natalizi, ecco un'occasione da non perdere per farsi perdonare l'attesa: un piccolo libro gioiello - di poche parole e molta bellezza - a prova di tasca precaria.

Si chiama Inverno ed è il primo  della serie 'Le stagioni dell'Essere'  della collana antologica Hanami - Edizioni della sera. 
Il volume curato da Fabrizio Corselli raccoglie 25 haiku,  componimenti poetici tipici della  tradizione giapponese le cui  caratteristiche peculiari sono la  brevità (soli tre versi) e la capacità  di esprimere per immagini il nesso tra l'uomo e la natura, catturando attraverso la parola     densa una connessione salda, e nello stesso tempo fluida, tra l'io poetico ed il mondo circostante, spogliato dei suoi orpelli da uno sguardo che punta dritto all'essenzialità.

Parole da meditare ad una ad una, versi che creano scenari pur senza inventare nulla. 
Pura magia di sguardo, uno sguardo lento che indugia su una bellezza semplice, ordinaria.

Ecco solo un paio di perle, giusto per averne un'idea:



Campi acquattati
come un gatto in attesa
le fusa del vento

Menta e cannella 
tutto il mondo attraverso
vapori di tè

Fiore di campo
perso tra le pagine -
non sa che è inverno

(Andrea Festa)

***

Fili di brina 
ricamano l'abete 
di pizzi e trine
(Flavia Rolli)

***

 Neve e silenzio 
china sulla tastiera 
lustro parole
(Marzia Musneci)


Buona lettura!
Illustrazione di S. Crisà



lunedì 19 novembre 2012

Un mafraj perfetto


Questo si che è un Mafraj perfetto! Dotato di colore e calore quanto basta!


Vien voglia di entrare dentro a questa splendida illustrazione di Rebecca Dautremer, illustratrice che adoro.
Al centro della scena c'è Ammiramitù, eccentrica simpaticona che insieme a numerose altre compagne di nobiltà dimenticata,  è protagonista di Princesses, imperdibile albo illustrato edito in Italia da Rizzoli.
Si tratta di un viaggio per immagini e parole nel mondo delle principesse dimenticate, curiosando nelle loro vite e spiando tra i loro bislacchi accessori. 
Il libro racconta le straordinarie biografie di Principesse sconosciute come la smemorata Amnesia, Grimaldella, Bellabarba, la pigra Sprofondina, l'infaticabile lettrice Quattrocchi, le siamesi Ding e Dong e di tante altre.

Un'opera d'arte da gustare con gli occhi.

giovedì 26 luglio 2012

La sfida del nodo

Ho tra le mani un libro forte come solo le narrazioni che dicono la vita dall'interno, dalle viscere, possono esserlo. 
E' un libro che parla di un legame e del suo linguaggio scritto sul corpo. 
Non aggiungo altro, vi lascio alla potenza di queste parole:
 "Per i tessitori di tappeti e di stoffe di tutto il mondo, la sfida del nodo sta nelle regole della sua inesauribile varietà. I nodi possono variare ma devono essere fatti con criterio. Un nodo informe è un garbuglio. (...)
La cosa interessante dei nodi è la loro complessità formale. 
Anche il più semplice nodo, il trifoglio, con i suoi tre lobi grosso modo simmetrici, possiede sia una sua bellezza matematica che una bellezza artistica.
Un unico laccio d’amore legava me e Louise. La corda che passava intorno ai nostri corpi non faceva brusche involuzioni né giravolte sinistre. I nostri polsi non erano legati e non c’era cappio intorno ai nostri colli. (…)
Tra il Tre e il Quattrocento, in Italia uno dei passatempi preferiti consisteva nel legare due lottatori con una corda robusta e farli battere fino alla morte. E spesso finiva con la morte, perché il perdente non poteva ritirarsi e il vincitore difficilmente lo risparmiava. Questi prendeva poi la corda e ci faceva un nodo. Bastava che andasse per le strade facendola oscillare per estorcere denaro ai passanti spaventati.
Non voglio essere il tuo passatempo né che tu sia il mio. Non voglio prenderti a pugni solo per il gusto di farlo, ingarbugliando le semplici funi che ci legano, mettendoti in ginocchio per poi sollevarti di nuovo. Lo specchio evidente di una vita governata dal caos.                                                                                            Voglio che il cerchio intorno ai nostri cuori sia una guida e non una minaccia. Non voglio tenerti più stretta di quanto tu possa sopportare. Né voglio che le funi si allentino, che il filo ceda da un lato, che ci sia corda a sufficienza per impiccarci.

 Jeanette Winterson, Scritto sul corpo, 1992. P. 90