Quest’anno ho visto il festino
scorrere come un fiume di luci da una terrazza su Corso Vittorio Emanuele -
“il letto” - su cui puntualmente il carro della Santuzza viene
accompagnato fino al Mare.
La Rosalia di quest’anno era una
donna di movimento.
Rizzuti, lo scultore che l’ha re-inventata
per la Palermo di quest’anno, le ha dato muscoli e linee morbide.
Si aveva l’impressione che incedesse elegante, integra, essenziale, fiera e, nello
stesso tempo, fragile: esposta e disposta a tutte le contaminazioni
vitali.
Una Rosalia che ho sentito impastata
con la terra e l’acqua, modellata da vento e fuoco incontro
all’aria rovente carica di salsedine.
Una donna prima di tutto.
Una donna che con la sua creta mi fa
sentire la mia carne.
La sua bellezza mi è parsa flessuosa e “rugosa”, disposta a indossare le linee curve del tempo.
La bellezza di una donna vera con le
mani e i piedi sporchi di terra.
Una donna che può permettersi di percorrere e
ripercorre quelle linee, ogni volta che c’è bisogno di sentire la
vita.
Qualche giornalista di poca fantasia ha
definito la Rosalia di quest’anno "sexy" (tanto per cambiare!).
Bisogna capire: sono tempi di carestia questi per chi deve cercare e scegliere le parole.
Ci si affida alla ripetizione di termini "da copertina" come alle scatolette di cibo precotto in tempo di guerra.
Salvatori Rizzuti ha commentato così:
"...Un tempo erano le immagini che sintetizzavano i concetti e facevano presa sulla percezione collettiva; oggi (probabilmente perché non si è più abituati alle buone immagini), fanno presa i titoli da scoop, che distorcono la verità delle cose. Io, che lavoro e mi esprimo con le immagini, voglio continuare a sostenere il loro primato rispetto a ogni altra forma di comunicazione (...) invito tutti i cittadini a venire a constatare dal vivo la "sensualità" dell'opera, che è ben altro concetto rispetto a "sexy". La sensualità appartiene alla bellezza, alla natura, al corpo, alle forme pure, all'arte".
Porta Felice - il traguardo di Rosalia sulla soglia del mare - era sovrastata da una luminaria circolare che per tutta la sera ha attirato la mia attenzione come una calamita.
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| Foto Campolo/Palermo Today |
La si potrebbe immaginare come un'aureola per Rosalia, ma tutte le volte che la riguardo - anche adesso, su questa foto - si sovrappone alla possibile aureola un altro simbolo, forse ancora più potente: la Vagina.
Un'immagine forte che, come ogni simbolo che si rispetti, non oppone -
sacro e profano, terra e cielo, sante e puttane, madri e donne – al contrario, mette insieme,
chiude il cerchio.. e permette, finalmente, un passaggio che ri-genera.
Viva la "Rosalia viva" allora e.. Viva la Palermo che vuole rinascere.

